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| Dagli anni '70 ai giorni nostri | |
| I direttori |
Gli anni '20
A Ruda - piccolo paese della Bassa pianura friulana in provincia di Udine, a cinquanta chilometri da Trieste e a poco più di un centinaio da Venezia - si è sempre cantato.
Notizie tratte dalle visite pastorali del vescovo di Gorizia Carlo Michele d'Attems nella seconda metà; del XVIII secolo testimoniano della capacità dei rudesi di attrarre l'attenzione del prelato con soavissimi canti.
Queste doti innate furono ulteriormente sviluppate nel corso del XIX secolo, in particolare grazie alla lungimirante politica scolastica dell'impero asburgico (il Friuli orientale rimase sotto la dominazione di Vienna fino alla guerra del 1915-1918).
La musica era insegnata nelle scuole elementari e questo favoriva l'aggregazione giovanile e il formarsi di gruppi di cantori.
Dopo la prima guerra, giunta l'Italia anche in riva all'Isonzo, queste caratteristiche locali non andarono disperse. Anzi, esse trovarono negli anni e nei decenni successivi ulteriori proseliti.
Personaggi come Vito Lipizer, Riccardo Zumini, Ezio Stabile, Onorio Novelli, Alberto Andloviz e soprattutto Alfonso Mosettig ebbero il merito di continuare su questa strada e di diffondere ulteriormente nella gioventù, attraverso filarmoniche, bande e piccoli cori, la cultura musicale che trovò a Ruda terreno fertile sul quale svilupparsi.
Il primo documento scritto di un concerto vocale-strumentale nel quale si cita il Coro di Ruda è del 1926. Il concerto, come risulta da un invito custodito nell'archivio del coro, si svolse nella Sala sociale. Il programma prevedeva musiche di Verdi, Mascagni, Gounod, Fètras e Stabile. Baritono solista: Giovanni Gobbo; violino: Olimpio Gratton.
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Gli anni '50
La guerra del 1940-1945, ovviamente, distrusse non solo le cose materiali, ma anche lo spirito di tanti friulani e rudesi in particolare. Molti non fecero più ritorno dalla catastrofica Campagna di Russia, mentre altri morirono in Albania e Grecia.
Terminata la guerra, però, si volle subito ripartire. Grazie all'opera infaticabile e intelligente di Rolando Cian a Ruda rinacque il coro o, meglio, venne fondato ufficialmente il coro che assunse il nome emblematico di "Costanza e concordia".
Con questo nome, Cian e i suoi collaboratori vollero porre l'accento su due aspetti fondamentali, ancora oggi ben presenti in coloro che si avvicinano al complesso corale rudese.
Costanza, perchè costante deve essere la presenza alle prove settimanali dei coristi; Concordia, perchè senza amicizia, senza solidarietà, senza condivisione di scopi e progetti è difficile andare avanti. A giudicare da come sono andate le cose, le fondamenta erano solidissime. I frutti infatti si raccolgono ancora oggi, alle soglie del terzo Millennio.
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I primi anni del coro furono anni caratterizzati da una intensa attività concertistica, prevalentemente dedicata al canto folcloristico. Nell'Italia della Ricostruzione e poi dello Sviluppo economico, il collegamento con le proprie radici e il cantare la propria condizione sociale divennero quasi un obbligo. I maestri che diressero il gruppo nei primi lustri pescarono a piene mani nel patrimonio folcloristico friulano e regionale. Oltre ai classici, Arturo Zardini, Cesare Augusto Seghizzi, Rodolfo Kubik, Albino Torre e Tita Marzuttini, trovarono spazio nel repertorio del coro anche autori triestini quali Piero Pezzè, Mario Macchi, Antonio Illersberg e altri.
I primi concerti non potevano non svolgersi in Friuli: in quegli anni le rassegne e le sagre paesane erano il pane quotidiano nella vita del coro.
Parallelamente, e soprattutto grazie all'arrivo del maestro Tullio Pinat, anche la polifonia, cioè il canto a più voci, contrappuntato, incominciò ad entrare nel repertorio del coro. Anche per esigenze di carattere estetico e musicale, nel 1966 il coro decise di cambiare nome: divenne Coro Polifonico di Ruda.
Ai successi regionali seguirono ben presto le performance nazionali: Arezzo e Roma furono le prime tappe di un certo peso, affrontate, raccontano i vecchi coristi, grazie anche alle collette che periodicamente i responsabili organizzativi del gruppo allestivano in paese.
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Dagli anni '70 ai giorni nostri
Il lavoro di perfezionamento sempre voluto dai direttori che via via si sono alternati alla guida artistica del coro, ha ben presto portato la notorietà del gruppo oltre i confini regionali e nazionali. A partire dagli anni Settanta, infatti, quasi come in un crescendo rossiniano, il Coro Polifonico di Ruda è presente sui principali palcoscenici d' Europa, sia su invito di importanti enti artistici, sia su invito di cori europei.
L'intenso studio e soprattutto il passare inesorabile del tempo hanno scandito anche i vari rinnovamenti del coro nel corso dei decenni.
Una prima fase può essere fatta coincidere con gli anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta.I pionieri, coloro che magari avevano fatto parte del coro ancora prima della guerra, lasciarono il posto a coristi più giovani, desiderosi di continuarne l'esaltante opera.Una seconda fase di rinnovamento può essere individuata alla fine degli anni ottanta, fase caratterizzata da un più puntuale lavoro culturale coincidente con la collaborazione con l'Orchestra Filarmonica di Udine e altre orchestre regionali.
La forza di attrazione del Coro Polifonico di Ruda si è fatta via via più stringente proprio a partire dagli anni settanta. Mentre all'origini quasi tutti i componenti il gruppo erano di Ruda o delle frazioni, nel corso degli anni nel Coro sono entrati coristi di vari paesi.
Oggi il Coro Polifonico di Ruda può con orgoglio definirsi un complesso internazionale, anche per la sua composizione. Vi aderiscono, infatti, non solo coristi dell'intera regione, ma anche del Veneto e studenti esteri che nel lavoro quotidiano con il Polifonico di Ruda trovano sia motivo di soddisfazione personale, sia occasione per accrescere e perfezionare il propro bagaglio culturale e professionale.
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