Un coro in crisi d’identità che cerca in tutti i modi – con nuovi progetti e nuovi programmi – di continuare a recitare un ruolo di primo piano nel panorama musicale europeo. A nulla servono però contaminazioni con musiche africane e americane. Alla fine la soluzione sarà trovata nell’ancoraggio alla propria terra – con la riscoperta del canto popolare – e nella fedeltà stilistica alla polifonia classica, ottocentesca e contemporanea, che porteranno il coro a risultati strabilianti. E’ la fiction che la romana Tico film di Gino Pennacchi, per la regia di Renzo Carbonera, origini friulane ma da anni attivo in Veneto, ha dedicato al Polifonico di Ruda. Ultimata in queste settimane la fiction è prossima ad essere proposta nei più importanti festival cinematografici internazionali. Su youtube è già disponibile il promo - trailer.
Il tutto è nato dalle vittorie del coro di Fabiana Noro alle Olimpiadi corali di Graz nel 2008. ‘’Siamo rimasti incuriositi da questo fatto e soprattutto da come un coro espressione di un piccolo paese – ha spiegato Pennacchi – potesse ottenere simili risultati in un festival internazionale. Così abbiamo avvicinato il coro e lo abbiamo ‘disvelato’ in tutte le sue componenti’’.
Dino Frazer (interpretato da Guido Caprino, il commissario Manara) è un cantante solista in crisi. Sente il Polifonico esibirsi in basilica, a Grado, si riavvicina alla musica e chiede di farvi parte. L’esperienza lo tonifica e il cantante ritorna a ottenere i successi del passato. Non si dimentica però di Fabiana e dei suoi ragazzi ai quali propone alcune vie d’uscita da quella che sembra una crisi inevitabile. Ecco allora i contatti con un produttore di New York e la possibilità di contaminare il repertorio corale classico con jazz, funk, blues e altro ancora. Non funziona. E non funziona neppure la riproposta ‘africaneggiante’ di un brano della tradizione popolare come ‘Ai preat’. Che fare? La risposta i coristi e la loro direttrice la trovano nello studio ‘disperato’, nella riproposizione del folclore locale più genuino e nel rilancio di quelle che sono state le radici del coro, cioè nella polifonia classica, sacra e profana. E arrivano le vittorie di Graz.
Nella fiction il coro è come sezionato: si vedono i coristi nelle loro varie attività e poi alle prove e nei concerti. Si vede il lavoro duro e puntiglioso del direttore, l’incontro di Fabiana con i nuovi coristi. Ci sono anche belle immagini di performance del gruppo a Grado, Aquileia e Palestrina, già proprio la patria del grande Pierluigi protagonista assoluto della musica europea. Una sorta di rigenerazione per i nuovi successi.
Una fiction che parla del Polifonico, ma potrebbe parlare dei tantissimi cori attivi in Italia. I problemi della coralità amatoriale sono infatti ovunque gli stessi, come ricorda Fabiana al cantante Dino Frazer. Ma il messaggio è chiaro: nell’età della globalizzazione non bisogna per forza rincorrere la legge del più forte, culturalmente o economicamente, ma semmai ancorarsi al ‘locale’, rinsaldare le radici nel territorio di appartenenza. Non tanto per una presunta volontà di supremazia, quanto per un rilancio dei ‘valori’ sui quali costruire il futuro. E’ questo il messaggio della fiction che sarà proposta nei mesi prossimi al pubblico a Udine e poi alle varie tv europee.














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